3 di Summerwane – Molte teste, una morte

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By |Published On: 12/11/2020|Tags: , , , |

Il caldo di quell’estate si faceva sentire, la foresta dava sollievo ma l’aria era pesante. Presto la compagnia trova le tracce della creatura mostruosa e l’assenza di altri animali diviene un chiaro segno che si stanno avvicinando alla tana.

Il sole lentamente si sta abbassando ad ovest non bisogna perdere altro tempo altrimenti con le tenebre la caccia si trasformerà in una fuga o un massacro.

Con le ombra allungate e la foresta tinta d’oro e d’arancione finalmente la compagnia giunge alla tana. Lanciadifalco cerca un sentiero per arrivare al di sopra dell’apertura, in cima a quelle rocce da cui sgorga l’acqua e che fa da tenda alla grotta che la bestia ha eletto a suo rifugio.

Dopo ore di attesa e preparazione finalmente Lanciadifalco Gaverin e Ilwyd arrivano in cima, Bodlo allora inizia a sbattere il martello sullo scudo facendo un gran fracasso. Non ci volle molto e l’idra emerse da sotto la cascatella con le sue cinque teste.

La sua velocità colse di sorpresa il gruppo ma Emmet con un balzo le fu contro e in un solo ampio colpo con Scarnebane frantumò il cranio di una delle teste. La bestia urlò e si agitò e con orrore di tutti la testa morta si staccò come recisa, i muscoli del collo si contrassero e lentamente qualcosa sembrava pulsare dal moncone. Ma Gaverin era già pronto ed evocò il fuoco nelle vene del mostro e delle fiamme divamparono dal collo, la creatura si agitò e iniziò ad attaccare furiosa, spinse, sferzò con la coda sulle rocce dove vi erano Ilwyd e gli altri, chiuse le sue mascelle possenti su Bodlo e urlò il suo grido di odio che in pochi possono dire di aver udito.

La compagnia coraggiosa e contando sul lavoro di squadra non diede campo all’Idra. Emmet frantumava le teste, Gaverin evocava il fuoco  dal sangue, le frecce di Ilwyd e Lanciadifalco sibilavano e Bodlo attirava più attacchi possibili sfruttando la sua bassa statura e fidandosi del suo scudo forgiato da lui stesso.

Alla fine tra spruzzi di veleno e fiamme la creatura dovette soccombere ai colpi della Compagnia del Cinghiale. Il corpo fumante e semi carbonizzato crollò privo di vita dopo aver fatto ancora alcuni passi alla cieca privo delle teste e della forza per rigenerarsi.

Un odore acre e amaro si diffuse nella zona, il sangue scuro si mischiò all’acqua ed alla terra e la meraviglia di quello stagno mai più tornò come fu concepito dagli dei alla creazione.

Il cielo tuonò e la pioggia scese sulla compagnia quella sera che accese un grande fuoco e tutti cantarono e festeggiarono l’incredibile impresa!

3 di Summerwane – Molte teste, una morte