Il Valore di un Cuore (parte II), dal diario di Spearhawk

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By |Published On: 29/01/2021|Tags: , , , |

Aprii gli occhi nell’istante in cui il canto di un usignolo disturbo’ il mio sonno. In quei giorni era piacevole addormentarsi tardi la sera per poi svegliarsi il giorno dopo con un raggio di sole sulla fronte, un filo d’erba nell’orecchio o il canto di un uccello mentre tesseva il proprio nido per la sua dolce compagna e per i suoi attesi piccoli.

Mi voltai verso sinistra, mentre ero disteso, ed aprii gli occhi che ancora dovevano abituarsi alla luce del mattino. E li’, vicino a me, vidi la creatura piu’ bella che questo mondo aveva mai visto nascere, una persona di cosi’ tanta bellezza che mi sentivo quasi in difetto nei confronti degli dei, per averli privati di qualcosa assai bello. Mi scappo’ un leggero sorriso, mentre ancora cercavo di svegliarmi, e non potei far altro che lasciarmi uscire le piu’ classiche parole di risveglio: “Buongiorno.”

Viseria mi stava guardando, con i suoi capelli sciolti e con il suo consueto sorriso brillante, quasi che il mondo non esistesse e niente di brutto potesse accedere. I suoi capelli biondi sembravano paglia soffice e sottile, i suoi occhi verdi erano come due grandi gocce di uno stagno incantato che riflettevano il bagliore azzurro del cielo limpido: “Buongiorno Gabriel, vedo che gli dei ti hanno trattenuto nel tuo dormire,” sorrise dolcemente “ma abbiamo ancora molta strada prima di raggiungere la costa di Pelagia, e non vorrai far tardi. Lo sai che i druidi non amano attendere.” Socchiuse gli occhi e mi bacio’; un bacio dal sapore dolciastro che non seppe altro che ricordarmi quanto fosse bello vivere, essere al mondo.

Sorrisi non appena le nostre labbra si staccarono e dissi: “Hai ragione mia cara, ma credo che non si arrabbieranno se tarderemo di qualche ora.”

“Non essere ridicolo, stai parlando dei druidi, ” sorrise nuovamente e mi diede una botta con il dorso della mano destra sul mio petto “coraggio, non ho intenzione di farli attendere oltre. Saremmo dovuti arrivare prima del calare della luna, che ti ricordo essere gia’ passato da almeno due giorni.”

“Cosa vuoi che mi importi, o che importi a loro, un giorno in piu’ o uno in meno, e poi dimentichi che sono amici miei, che tra di loro ho grandi contatti.” risposi senza esitazione, portando entrambe le mani dietro la nuca ed appoggiandomi nuovamente per terra.

“Gabriel Leghorse, sei incorreggibile!” Viseria si alzo’ ed inizio’ a raccogliere la sua roba dall’accampamento, mentre io la osservavo sorridendo e pensando che avevo conquistato la piu’ bella donna del mondo, dalle curve perfette, con la sua pelle candida che quasi mi sembrava brillare con la luce dell’alba, mentre raccoglieva i suoi vestiti da terra e si ricopriva dopo la notte di riposo. “Il fatto che tu conosca il Gran Druido di Pelagia non ti permette di piegare le regole e le tradizioni come meglio ritieni opportuno! E non mi guardare con quel sorrisetto eh, lo sai che non lo sopporto… anche se lo trovo particolarmente tenero” e nuovamente si avvicino’ per baciarmi.

“Inoltre,” aggiunse “ti ricordo che Emmet ci sta aspettando a Bluestone, insieme a Bodlo e probabilmente Gaverin e’ gia’ partito da The Hollows e sara’ prossimo all’arrivo alla fortezza; vuoi fare aspettare anche i tuoi amici?”

Lasciai che una risata mi scappasse per poi aggiungere: “No di certo, tra tutti loro mi preoccupa il nano, se lo facessi aspettare non smetterebbe di rinfacciarmelo per tutto il viaggio.”

Mi alzai ed iniziai, come mio solito, a raccogliere la mia roba. Dopo non piu’ di tre quarti d’ora, riprendemmo il viaggio verso est, a cavallo, parlando dei tempi andati e ricordando l’uno all’altra della nostra amicizia e del nostro amore.

Ci fermammo in una radura, non molto distante da Amber’s Peak, a nord, per mangiare qualcosa. Ricordo che andai a caccia ed in poco tempo riuscii a procurare un paio di conigli che ci saziarono grazie anche alle doti culinarie di Viseria. Lei non sopportava che le dicessi che cucinava bene, pensava lo facessi perche’ era una donna, ma lo sa benissimo che lo facevo per farla arrabbiare. Ritenevo che fosse la piu’ grande guerriera che avessi mai visto, meglio anche di me a tratti.

Al termine del pranzo raccolsi la mia lancia, aggiustai le briglie di Windspit e poi ci rimettemmo in viaggio, cercando di tagliare verso sud-est per poi ricongiungersi alla strada maestra.

Ricordo che poco dopo l’inizio della seconda meta’ del pomeriggio, un forte vento gelido ci colse da sud. Viseria si fermo’ ed il suo sguardo si fece cupo per qualche istante. Poi mi guardo’ e disse: “Dovremmo cercare di accelerare i tempi, non mi piace questo vento.”

La guardai, poi rivolsi lo sguardo a sud, inarcai un sopracciglio, feci una smorfia con la bocca ed emisi un sospiro: “Si’, credo che tu abbia ragione. Non mi piace affatto.”

In quell’istante notai in lontananza qualcosa avvicinarsi, proprio dalla direzione in cui stavo guardando. Dapprima vidi una nuvola di polvere, qualcosa di non ben definito, poi cominciarono a formarsi quattro figure a cavallo. Arrivavano a gran velocita’, una di loro aveva in mano un drappo, con uno strano simbolo su di esso, ma che non vidi immediatamente.

Facendomi ancora piu’ serio di quanto gia’ non fossi, dissi: “Presto, allontaniamoci dalla strada. Coraggio, dobbiamo andarcene. Viseria, mi stai ascolt…”

Quando mi voltai sentii un brivido raggelarmi l’intero corpo, Viseria era immobile, con qualche capello sporadico sulla testa, la sua pelle che poche ora prima brillava nuda alla luce del mattino, era grigia e funerea. Al posto delle guance rosa con degli sporadici spruzzi di rosso accesso, c’erano due zone concave e i suoi denti erano giallastri. Al posto degli occhi due orbite completamente vuote. I capelli che prima erano biondi e morbidi, ora erano secchi e, come detto, sporadici.

“Il tuo Destino non e’ mai stato quello di vivere questa vita, Gabriel, questa e’ solo un’illusione che hai alimentato per anni. Noi non ci scegliamo il destino, e’ il destino che sceglie noi. Siamo noi che decidiamo come morire o come vivere, siamo noi che scegliamo la strada da intraprendere. Io feci le mie scelte, amore mio, e giuste o sbagliate che siano so che le rispetterai, prima della fine.”

Lanciai un urlo di terrore e caddi da cavallo, sbilanciandomi. Viseria mi fissava, scheletrica. Raccolsi la lancia che era caduta per terra con me, ma non era la mia lancia, perche’ tra le mani mi ritrovai una spada arrugginita: “No, non e’ possibile! Questa non puo’ essere lei! Non fa parte della mia vita! Chi sei? Chi??!??”

“Sono colei che sono e quel Morso Arrugginito e’ il tuo destino, non ricordi? Ricorda quello che ti ho detto Spearhawk, siamo noi che decidiamo come morire o come vivere, siamo noi che scegliamo la strada da intraprendere.”

I cavalli che si stavano avvicinando erano ormai quasi sopra di me, mi voltai ed al posto dei quattro cavalieri vidi quattro sagome che riconobbi: Zertorme, Zytera, Merigall e Therania. Quest’ultima aveva in mano un drappo sul quale era dipinto un ragno nero ma tutti e quattro avevano occhi pieni di odio e di rancore, infuocati di rabbia. Le quattro figure sembravano fondersi in una sola, ma allo stesso tempo erano separate e distinte, come se fossero un tutt’uno e allo stesso tempo no. Combattevano tra loro e non si accorgevano che intorno a loro la natura moriva, l’erba rinsecchiva e le piante bruciavano.

Quando mi voltai, non c’era piu’ nulla, Viseria era scomparsa, ma al suo posto cadde una pietra dal cielo, quasi come se fosse piovuta, una vera e propria Pietra dal Cielo. La raccolsi e quella pietra sembrava luccicare nelle mie mani. In un istante sentii un forte bruciore che mi costrinse a chiudere gli occhi e lasciarla cadere: le uniche parole che mi vennero in mente furono “Per il Grande Horn!”. Quando li riaprii mi accorsi che mi trovavo in un campo verde, a lato di una strada battuta ed al fianco di un cartello che mi diceva che mancavano poche miglia a Bluestone, ma ero da solo, con in mano Rustbite ed uno strano simbolo sul palmo della mano, quasi impresso col fuoco, dove prima avevo tenuto in mano la pietra.

Osservai il simbolo ed una folata di vento mi prese di sorpresa, chiusi gli occhi ed alzai la testa, quasi a lasciarmi trasportare, e sentii come una voce all’interno dell’aria, una voce che mi diceva: “Il tuo Destino non e’ mai stato quello di vivere questa vita, Spearhawk. Siamo noi che decidiamo come morire o come vivere, come vivere…”

Sospirai per un istante, un istante che mi sembro’ durare un’eternita’, e quando riaprii gli occhi mi resi conto che Occhi nel Vento mi stava parlando, mentre gli altri tentavano di dormire in quello che Gaverin aveva chiamato accampamento, ma che io preferivo definire disastro.

Guardai Occhi nel Vento, un attimo spaesato, con la bocca aperta e quando mi ricomposi dissi: “Scusami Ilwyd, mi sono distratto per un istante, continuiamo la ronda. Piuttosto, che cosa stavi dicendo scusa?”

Il Valore di un Cuore (parte II), dal diario di Spearhawk