L’ora del cinghiale

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By |Published On: 27/03/2021|Tags: , , , |

Oggi vi narrerò, a modo mio, un giorno di svolta per la Compagnia. Era il giorno di fine estate, un giorno di magia, di potenti rituali, di promesse infrante e di una nuova vita che avrebbe portato sangue e morte sul fiume Wish…
Avevamo accettato l’invito del signore di Amber’s Peak a presenziare al rituale di fine estate. Arrivammo ai piedi del picco il giorno prima e dopo una giornata di cui ho pochi ricordi.

Ci alzammo la mattina dell’evento con un fardello sulle spalle: qualcuno a Ovest avrebbe scoperto a breve che la Compagnia aveva preferito il favore di suo fratello piuttosto che tener fede al patto di Wheaterstone (ma questa è un’altra storia…).
Come ospiti personali di Zertorme, seguimmo il signore del luogo, il suo gran sacerdote e il suo seguito del clan dei Quardi fino ad un’ansa del fiume dove il basso livello dell’acqua aveva creato una spiaggia di sabbia e piccole pietre. Era il luogo scelto per il rituale di fine estate di quell’anno. Lungo la spiaggia erano state preparate diverse cataste di legna, poste a semicerchio, nel mezzo delle quali venne posizionato un piedistallo pronto ad accogliere un oggetto delle dimensione di un’anguria.

Pochi giorni prima un gruppo di avventurieri aveva portato in dono al signore degli Aslene una grossa pietra ovale. Si dice che Zertorme ricompensò abbondantemente quegli arditi avventurieri e che lo stesso signore aveva ordinato alle genti di accoglierli come eroi. Pochi sanno che quella pietra era parte di una profezia che io stesso avevo rivelato al secolare mezzelfo diversi mesi prima.

Portammo la pietra in processione fino alla spiaggia e il grande Zertorme chiese alla Compagnia del Cinghiale, eccezion fatta per Lanciadifalco per via del suo sangue mal visto dal popolo Quardi, di guidare il gruppo e chiese a me, in quanto rappresentante di Pelagia, di partecipare al rito.

Arrivammo nel luogo del rituale e aspettammo che le genti prendessero posto attorno alla spiaggia. Padre Palakus prese subito parola e ringraziò senza troppa convinzione il sottoscritto e i miei compagni per essere stati presenti e senza perdersi in troppe chiacchiere chiese che la pietra fosse posizionata nel piedistallo ovale.

Il rituale ebbe inizio. Ci fu un’omelia di qualche minuto durante la quale il prete benedì una brocca in legno che sarebbe stata fondamentale per la fase successiva. Alle fine della preghiera venni invitato a prendere per primo la brocca e a benedire la pietra con acqua di fiume. Lo feci sotto lo sguardo attento di Zertorme che, posizionato nel punto più alto a ridosso della riva, rimase immobile durante tutta la scena finanche le due successive benedizioni eseguite dal prete.

Quando l’ultima goccia d’acqua sgorgò dalla brocca, le pire vennero accese e la gente cominciò ad applaudire e gioire festante. Nessuno a parte me e il prete si accorse di quello che successe poco dopo. Il calore del fuoco sembrò colorare di un verde acceso la pietra, la quale sembrò dapprima brillare e poi nel punto più alto della sua forma ovale si creò un piccolo foro. Dopo un istante la pietra perso ogni colore diventando biancastra e dal buco appena creatosi una crepa dipartì verso il basso. La guardai non troppo stupito e pochi istanti dopo un pezzo intero della pietra si staccò lasciando intravedere qualcosa che pochi uomini nella storia possono raccontare di aver visto: una piccola ala di rettile farsi largo nel pertugio e rompendo in breve quella che in realtà una pietra non era; si trattava di un uovo. Un uovo di drago.

Un cucciolo di drago nacque tra le fiamme. Quando lo vidi mi tornò subito in mente la profezia: “Indissolubile è il legame di sangue. Un uovo sarà inevitabilmente rubato e se avverrà la cerimonia un grido dal fiume si leverà ed un drago morirà.”

D’un tratto il piccolo drago, come in risposta al mio pensiero, emise un grido che si udì ben lontano dalla spiaggia. La sua tonalità, già vibrante alla sua origine, divenne sempre più acuta fino a diventare impercettibile. In quel momento l’enorme cavalcatura rettile di Zertorme andò fuori controllo e liberatasi del guerriero che ne teneva le briglie caricò con fare minaccioso me, padre Palakus e il cucciolo. Eravamo in serio pericolo e l’enorme lucertola, fino ad allora fedele destriero di Zertorme non era la minaccia maggiore…

Sugli eventi che seguirono composi una canzone che vado a recitarvi. L’ho intitolata “L’ora del Cinghiale” poiché quell’ora cambiò irrimediabilmente il destino della compagnia (e non solo…).

D’armi, gesta e grandi miti narrerà questa canzone

quando l’ora della schiusa giunse sulla riva

di cavalcatura controllo perse lo stregone

 

lo scudiero improvvisato d’artiglio moriva

copioso ‘l sangue riversò su teatro di battaglia

di preti e d’infuocate pire le difese egli scopriva

 

quand chè ‘l rettile iracondo con sua carica sbaraglia

preti, saggi e le cataste con feroce intenzione

allor volse l’attenzion al dragon d’ esigua taglia

 

solo ‘l dardo del gemmato ne disperse l’attenzione

lo mezzelfo scaltro scaltro gettonsi dentro al fuoco

la lucertola distratta fu raggiunta dal padrone

 

genti allor s’allontanarono abbandonando il loco

attesa l’ora del cinghiale in quell’attimo assopita

un’ombra enorme da sudovest arrivava di lì a poco.

 

Dopo istanti concitati arrivò la scelta ardita

‘l mastro nano coraggioso si lanciò verso ‘l compare

ma la belva ormai furiosa quasi prese la sua vita

 

Della scena tenebrosa non vi stiamo a raccontare

ma alla vista de lo schianto giunse immensa nostra ira

che ‘l gigante con martello si accingeva ad attaccare

 

corpo steso e dilaniato che lo collo più non gira

furon rabbia e gelosia a dar questo risultato

se del druido e del guerriero si diventa mira.

 

Sanno in pochi del terrore e del soffio infuocato

morto appena un rettiliano giunse un altro, genitore

“presto aiuto date a me e lo mondo avrò salvato!”

 

rabbia e monito, li verbi scaturiron dal signore

ma al corpo nanico caduto attenzione dedicata

trasportammo lentamente la sua salma con dolore

 

“masto Bodlo l’immortale, la sua vita è ritornata!”

decidiamo ora assieme sotto al picco e sua ambratura,

prima che solo nemici porteremo in ritirata.

 

Cavaliere presto corri, con la tua cavalcatura

ch’ è per questo sogno tuo dalla morte ti ho chiamato

giungi presto, comandante di guerrieri in armatura!

 

Ora Zertorme, gran signore, dal Cinghiale sei aiutato

sono giunti i tempi in cui un cordiale: “grazie mille”

lascia spazio a gran favori di cui avremo concordato…

L’ora del cinghiale