Un’ombra inquieta, dal diario di Spearhawk

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By |Published On: 19/03/2021|Tags: , , , |

Non ho mai avuto una grande considerazione di Zertorme, l’ho sempre ritenuto un uomo privo di principi o comunque troppo cinico per i tempi che corrono. Forse e’ lo scotto da pagare dopo che ci si ferma nel contare i propri anni, quando anche la storia, se paragonata alla propria eta’, rischia di diventare preistorica.

Ricordo che quella mattina tornai deluso all’accampamento al confine di Amber’s Peak; cercai conforto e significato al mio essere, provando ad aiutare qualcuno che avrei potuto incontrare durante il breve tragitto all’indietro, ma di fatto non ci fu nessuno che incrocio’ il mio cammino. Al rientro al campo raccolsi ago e filo e continuai il mio lavoro, pensando che forse non me la dovevo prendere cosi’ tanto, ma che invece era cosi’. Solo che non riuscivo a togliermi dalla testa che forse, sotto sotto, non ero un vero membro della Compagnia del Cinghiale, perche’ con loro non avevo iniziato dall’inizio e quindi poteva essere normale che mi avessero escluso, o meglio che avessero accettato che Zertorme mi avesse escluso senza neppure ribattere per cercare anche solo di convincere il potente Signore a far restare anche me, con l’idea che i Quardi avrebbero potuto anche fare un’eccezione per me, in segno di amicizia e di buoni propositi per il futuro. Purtroppo nessuno fece tale osservazione, neppure Ilwyd, solitamente sempre molto saggio e giusto. E pensare che avevamo persino marciato forzatamente per arrivare in tempo; quanto spreco, avremmo potuto prendercela con piu’ calma.

Ma non voglio rivangare sul passato, ogni cosa accade per un motivo; in quel momento avevo solo dei dubbi, su ogni cosa, la Compagnia in primis. Ricordo che dapprima non feci caso a cio’ che mi accadeva intorno, ero assorto nei pensieri descritti prima, mentre stavo cucendo un ideale, o forse un’utopia irrealizzabile, specialmente dopo quanto appena accaduto. Sta di fatto che quando il sole, limpido e splendente, si oscuro’ per qualche istante, alzai lo sguardo a cercare quella nuvola che tanto invidiavo in quel momento, immaginandomi che anche io, un giorno, sarei potuto volare via come lei. Ma non vidi una nuvola, ma qualcosa di diverso, qualcosa di inaspettato. Appoggiai lentamente la stoffa a terra, sulla sinistra, e gli attrezzi alla mia destra, aggiustai la spada che pendeva sul fianco sinistro del mio ventre in modo tale che la punta non si conficcasse nel terreno mentre mi alzavo lentamente, aprendo leggermente le labbra in segno di sgomento. I dubbi sulla Compagnia si fecero grandi e piccoli nello stesso istante e l’unica cosa che occupava la mia mente non erano i miei “compagni”, ma gli innocenti di Amber’s Peak, i contadini, i fattori, i mercanti, le mogli e le madri, i figli, gli innamorati e tutti coloro che non avevano mai conosciuto una spada; insomma, tutte le persone che non meritavano distruzione per colpa delle brame di noi avventurieri. Strinsi forte Rustbite e le cicatrici che pochi giorni prima sanguinavano a seguito del mio esplodere nello scontro con gli scout degli orchi, per un attimo apparvero riaprirsi.

La nuvola si avvicinava, lenta ma inesorabilmente costante, come il giorno lento ed inesorabile si muove verso la sera. Quei pochi secondi di sbigottimento sembrarono un’eternita’ e le uniche parole che mi uscirono furono sussurrate al vento, quasi impercettibili, ma cariche di un significato profondo: “Per Horn, che cosa avete fatto… che cosa…”

Un’ombra inquieta, dal diario di Spearhawk